Derry: due nomi, una città

Al termine della emozionante Causeway Coastal Route c’è Derry, una città vivace ma dal passato tragico. Due nomi, un quartiere e diversi murales testimoniano una storia pesante e non ancora dimenticata. 

Dopo aver dedicato la seconda giornata del nostro viaggio percorrendo la Causeway Coastal Route arriviamo a Derry. A questa città voglio dedicare qualche riga in più, perché non si può raccontare di Derry, senza spiegare e immergersi nella sua storia più recente e purtroppo tragica.

Derry o Londonderry è soprannominata la Stroke City in riferimento al suo duplice nome. Il nome della città è infatti soggetto ad una disputa tra i nazionalisti (principalmente cattolici) e gli unionisti (in larga maggioranza protestanti). I nazionalisti chiamano la città Derry, dall’anglicizzazione del gaelico Doire che significa “bosco di querce”, e parte degli unionisti la chiamano Londonderry, nome adottato dai britannici nel 1613.

La città è diventata tristemente nota per le violente traversie all’epoca dei Troubles (le tensioni fra la popolazione cattolica e quella protestante) che culminarono nel massacro ribattezzato Bloody Sunday.

Derry ci accoglie con un’atmosfera davvero suggestiva con le sue case color pastello da cui spiccano le guglie delle chiese, le ripide stradine del centro storico racchiuse nelle splendide mura medievali e il fiume Foyle che la attraversa.

Dopo una breve sosta all’hotel che ci ospiterà per la notte, il Maldron Hotel Derry, usciamo alla scoperta della città e alla ricerca di un ristorante per la cena.


Consiglio: Se vi fermerete a Derry vi consiglio di soggiornare al Maldron Hotel, si trova in una posizione perfetta per visitare la città, è in centro e vicino al famoso quartiere di Bogside, raggiungibile in pochi minuti a piedi.


Il Peace Bridge

La scelta ricade sul The Exchange, un vivace locale pieno di gente vicino al Peace Bridge, il ponte che attraversa il fiume Foyle.

Le mura della città di Derry

Concludiamo la giornata con una breve passeggiata lungo le mura per poi ritirarci in hotel. 
Le mura di Derry  sono uno dei pochi esempi in Europa di cinta murarie complete che abbracciano la città per circa un chilometro e mezzo.  Domani mattina, prima di partire alla scoperta della contea di Donegal, visiteremo il famoso quartiere Bogside.


La mattina ci svegliamo presto e dopo pochissimi minuti a piedi raggiungiamo il quartiere Bogside. Capiamo di essere arrivati quando davanti a noi vediamo il Free Derry’s Corner,  un muro infatti accoglie chi entra nel quartiere, sul quale vi è scritto You are now entering free Derry. Un tempo i soldati inglesi tentarono di cancellarlo a colpi di vernice, ora invece è un monumento pubblico importantissimo e intoccabile.

Free Derry’s Corner

Nel quartiere cattolico Bogside si concentrarono le sommosse e gli scontri fra i manifestanti e la polizia protestante.  Qui la vivacità della città lascia il posto a un’atmosfera cupa. La conformazione delle case a schiera, il cielo carico di pioggia e la presenza dei murales commemorativi attribuisce a questa zona un’atmosfera davvero triste e silenziosa, impossibile non sentirla.

Qui, nel 1967 nacque la Civil Right Association, un’associazione che puntava al riconoscimento dei diritti civili in Irlanda del Nord e soprattutto a Derry. Da quell’anno ci furono molti scontri, tanto che, nel 1969, a causa delle lotte tra cittadini e polizia federale dell’Irlanda del Nord, il governo inglese inviò l’esercito per tenere sotto controllo la situazione.

In quell’occasione però gli abitanti del quartiere operaio di Bogside si dichiararono indipendenti e bloccarono le strade, che vennero pattugliate dai volontari dell’IRA – Irish Republican Army. La zona venne chiamata “Free Derry” e rimase tale fino all’estate 1972, quando, durante l’Operation Motorman, l’esercito inglese la rioccupò.

Le violenze in città raggiunsero il loro apice il 30 gennaio di quell’anno, con la tristemente famosa Bloody Sunday (la domenica di sangue): a Bogside l’esercito britannico aprì il fuoco durante una manifestazione pacifica.

Tredici persone, la maggior parte delle quali molto giovani, furono colpite a morte, mentre una quattordicesima morì quattro mesi più tardi per le ferite riportate. Due manifestanti rimasero feriti in seguito all’investimento da parte di veicoli militari. Molti testimoni, compresi alcuni giornalisti, affermarono che i manifestanti colpiti erano disarmati e manifestavano pacificamente. Cinque vittime inoltre furono colpite alle spalle. Nel 2003 un ex paracadutista inglese confessò di aver sparato a Bernard McGuigan, che sollevava un fazzoletto bianco, uccidendolo. Una tragedia immane.

Broken bottles under children’s feet
Bodies strewn across the dead end street
But I won’t heed the battle call
It puts my back up
Puts my back up against the wall
Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday, Sunday, Bloody Sunday


U2 – Sunday Bloody Sunday

Da quel giorno l’IRA dichiarò guerra alla Gran Bretagna.  Seguirono anni terribili e i murales, dipinti  tra il 1997 e il 2000, lungo Rossville Street e nei pressi del Free Derry Corner sono qui a ricordarcelo. 

Murale dedicato alle vittime del Bloody Sunday
The Petrol Bomber: descrive una scena di battaglia urbana avvenuta nel 1969
The Runner: dedicato alla memoria e all’eroismo di Patrick Walsh e a due ragazzi che trovarono la morte durante i disordini
Murales dedicato al Bloody Sunday:  raffigura un gruppo di uomini,
guidati da un sacerdote che portano via il corpo di Jack Duddy dalla scena della sparatoria
Bernadette Devlin: la militante del movimento repubblicano che grida dal megafono

Credo che visitare Derry e il quartiere di Bogside sia quasi un obbligo durante un viaggio in Irlanda. Conoscere e capire la storia recente di un paese pieno di ferite e cicatrici è un dovere.

Se passerete da qui, quindi, ricordatevi di inserire la visita di questo quartiere. Non servono ore, noi ad esempio lo abbiamo visitato la mattina del nostro terzo giorno, prima di partire alla scoperta della contea di Donegal.

Del Donegal e dei suoi paesaggi selvaggi e incontaminati vi racconterò nel prossimo post.


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“Non dovremmo negare che l’essere nomadi ci ha sempre riempiti di gioia. Nella nostra mente viene associato alla fuga da storia, oppressione, legge e noiose coercizioni, alla liberà assoluta, e la strada porta sempre a Ovest” (Christopher McCandless) Amo questa frase, amo essere nomade e viaggiare per il mondo, le mie strade portano ovunque mi spinga la mia curiosità e la mia voglia di vedere, fotografare, scoprire ed emozionarmi, ovest, est, nord o sud che sia. Niente più di un biglietto aereo e una cartina in mano mi da questa sensazione di totale libertà, viaggerei sempre e ovunque, il mondo è così grande che non c’è un posto dove non andrei. Adoro portare per le strade del mondo questa ragazza curiosa, sognatrice, insicura, indipendente, ironica, timida, pasticciona, ansiosa, solare, testarda, fifona, buona, amicona, non convenzionale e che si descrive in terza persona! In questo blog vi voglio raccontare i miei viaggi, le mie emozioni… la mia libertà!

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